16.03.18 21:00 {Evento terminato}

EmmeA teatro Lampedusa è uno spiffero!!! l’Immigrazione – Lampedusa – l’Occidente – la Caponatina

Teatro d'autore

bucine_lampedusa_e_uno_spiffero

Monologo tragicomico di Norma Angelini e Fabio Monti

con Fabio Monti
video Norma Angelini
luci e audio Cristiano Caria
Produzione EmmeA’ Teatro
con il sostegno di Regione Toscana –Sistema regionale dello spettacolo dal vivo
in collaborazione con Cultània Festival,
Armunia Festival Costa degli Etruschi
Selezione Premio Extracandoni
Premio Cantastorie Pino Veneziano
Premio Presenze.1 Teatro
Filodrammatici Milano

ph Mia Angelini

Ma lo sai che uno dei pizzi di terra più a sud di tuta l’Europa si chiama Lampedusa? Sai, è un’isola.
Piccola. Molto più vicina all’Africa (circa 90 km) che al resto d’Europa (180 km circa). E’ territorio Italiano.
Da lì, puoi godere di una visuale tuta privilegiata su uno dei temi caldi del nostro scintillante presente: la
migrazione enorme, biblica, di popolazioni del Sud del mondo, in direzione dell’Occidente ricco.
Ma lo sai, è una bellissima visuale.
“Un milione di persone pronte a invadere le coste italiane, dalla Libia, a sbarcare a Lampedusa e..”
(un miliùni? minchia! e come fannu? a Lampedusa, un miliùni di cristiani, mancu ‘a ‘ddrita cci stanu..)
Ah, che bella vista, a Lampedusa…
Da lì queste cosette si vedono a meraviglia, pulite pulite, nitide, nette. E’ da lì che è partito il nostro
spettacolo. E da un presupposto: il desiderio di ridicolizzare i luoghi comuni, cercando di comprenderne
i fondamenti.
Ridere delle assurdità del mondo. Cercare le contraddizioni. Estremizzarle. E ridere. Ridere.
Cercare il senso delle cose, e provare a salvarla la pietà umana, da facce viste, da contraddizioni reali,
da voci sentite, da ragioni comprese, prima, molto prima dei giudizi facili, delle ragioni, facili.

DALLA STAMPA

In scena sempre e solo Fabio Monti, un attore davvero notevole, la cui immagine giovanile e «di buon
carattere» non riesce a dissimularne l’intelligenza e lo spirito critico. Ma invisibile alle sue spalle un’altra
giovane artista, Norma Angelini, veglia sui testi e sulle gustose immagini proiettate. Al di là dei racconti,
tutti molto gustosi e godibili, la presenza di Monti ha una virtù oggi piuttosto rara, anche sulle scene più
giovani. Pur toccando argomenti scabrosi e rischiosi come la tv, i mass media e i valori fasulli diventati
patrimonio di massa, riesce a non essere mai volgare. Ne è prova anche la reazione del pubblico che
gradisce e apprezza le parole e le voci, le immagini e i suoni, ma senza arrivare a nulllifcarli con risate
crasse. L’inquietudine che quegli «spifferi» ci comunicano è evidentemente così acida, così forte, che va al
di là della prima reazione epidermica.Con i suoi occhi stralunati e interrogativi, Monti ci conduce pedagogicamente nei terreni minati della cronaca, ma senza farci dimenticare mai che quella marcia ha anche dei doveri e delle utilità; è tremendamente comica, ma senza perdere il controllo della ragione.

Gianfranco Capita «Il Manifesto»

E’ un attimo: il cambio di registro appare talmente perfetto che lo spettatore, mentre sente l’eco della risata
ancora in gola, si ritrova con le lacrime agli occhi. Questo, in teatro, accade quando la bravura dell’attore è
grande e il testo efficace, stringente e preciso, gli si attaglia alla perfezione. [.] Definirlo monologo
tragicomico non rende l’idea, si tratta piuttosto di un capolavoro in perfetto equilibrio tra ironia e
profondità.

David Fiesoli «Il Tirreno»

L’assolo di Fabio Monti, dotato e spigliato comico siciliano, scritto con Norma Angelini, movimentato dalle
elaborazioni video di quest’ultima, alterna il lampedusano di un cronista beffardo col meneghino di un
grottesco leghista che sa come trattare negri e meridionali.

Masolino D’Amico «La Stampa»

Un viaggio profondo nel cuore della Sicilia. Un monologo in cui lo sguardo si deposita con lucidità, ironia e
leggerezza sul paradosso di questa piccola isola più vicina all’Africa che all’Italia, schiacciata tra turismo
ormai di massa e allarmismi scatenati dall’immigrazione clandestina. Efficace e quasi ipnotica la presenza
scenica di Monti, che, ben oltre il teatro di narrazione, calamita occhi, pancia e cervello degli spettatori.

Sara Chiappori, «La Repubblica»
Una sorta di Ascanio Celestini proveniente dalla Sicilia, un cuntista arguto, sorprendente nelle invenzioni,
capace di tenere insieme nel breve giro di una narrazione personaggi e lingue diverse, grazie ai quali le
tragedie della cronaca si colorano della seducente patina dell’iperbole fantastica. [.] Monti conserva il
merito di sfuggire al didascalismo, conservando una cifra leggera ma mai superfciale.

Stefano de Stefano, «Il Corriere della Sera»

Percorso aritmico e frammentato per siparieti della memoria, galoppata di parole che si rincorrono a
precipizio, afascinanti sonorità siciliane. [.] Fabio Monti, gesto snob e aggressiva passione, gioca la sua
tragicomica partita con evidente sapienza. Piacevolissimo spetacolo.

Giulio Baf, «La Repubblica»

Con queste continue alternanze di ruoli si crea un ritmo sostenuto: non ci si accorge del tempo che passa e
ci perdiamo nell’isola di Lampedusa, cercando una soluzione ai suoi complicati problemi. Fabio Monti è un
otimo atore e il suo lavoro è molto preciso: i suoi personaggi sono tuti ben delineati e credibili; la sua
capacità di passare dall’uno all’altro anche senza interruzioni è sorprendente.

Gherardo Vitali Rosati «Corriere Fiorentino»

Ingresso 10 euro 

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